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Guida

Il pianoforte acustico: una panoramica

Meccanica, storia, accordatura e cura del pianoforte acustico.

  • 5 min di lettura

Panoramica

Tasti
88
52 bianchi · 36 neri
Parti mobili
12K+
~10.000 in movimento
Tensione delle corde
20 t
Totale in un pianoforte a coda
Inventato
1700
Bartolomeo Cristofori

Il pianoforte acustico risponde direttamente al tocco: tasti → martelletti → corde → tavola armonica.

Con 88 tasti che coprono oltre 7 ottave e un quarto, il pianoforte acustico produce il suono interamente con la fisica meccanica: niente elettronica, niente amplificazione. Poiché il suo suono nasce da corde e legno veri, va accordato e curato come ogni strumento meccanico di pregio.

Invenzione e origini

Bartolomeo Cristofori (1655–1731)

Costruttore di clavicembali · Firenze, Italia · circa 1700

Cristofori era un costruttore di clavicembali che ideò il primo meccanismo affidabile a “martelletti”. Chiamò il suo nuovo strumento “gravicembalo col piano e forte”, cioè un clavicembalo capace di suoni piano e forte. Il nome fu abbreviato in pianoforte e poi semplicemente in piano.

Il progetto di Cristofori fu rivoluzionario: per la prima volta chi suonava una tastiera poteva controllare il volume solo con il tocco. Tre dei suoi pianoforti originali (circa 1720) si conservano ancora oggi in collezioni museali.

L’evoluzione storica

  1. Settecento

    I primi pianoforti: Firenze

    Cristofori costruisce i primi pianoforti. Assomigliavano ai clavicembali, ma usavano martelletti invece di corde pizzicate, dando per la prima volta nella storia della tastiera il controllo della dinamica a chi suonava.

  2. Ottocento

    La diffusione in Europa

    Il pianoforte si diffonde in Germania, Austria e Francia. Mozart e Haydn lo adottano alla fine del Settecento. I primi pianoforti avevano telai leggeri in legno e circa 5 ottave, un’estensione molto inferiore a quella degli strumenti di oggi.

  3. 1826

    Il pianoforte verticale: Robert Wornum, Londra

    L’inventore inglese Robert Wornum brevetta la meccanica del pianoforte verticale. Disporre le corde in verticale fa risparmiare spazio e porta il pianoforte nelle case della borghesia. I pianoforti a coda restano strumenti da concerto.

  4. Fine Ottocento

    L’era industriale: ghisa e acciaio

    Telai in ghisa e corde d’acciaio consentono circa 20 tonnellate di tensione totale, rendendo i pianoforti più potenti e ricchi di timbro. La produzione industriale porta i verticali nei salotti come status symbol. L’estensione supera le 7 ottave e mezza.

  5. Oggi

    Il pianoforte moderno, compiuto

    Intorno al 1900 il pianoforte moderno ha assunto la sua forma familiare: 88 tasti, tre corde per ogni nota acuta, telaio in ghisa, martelletti in feltro e pedali. Da oltre un secolo questa forma è rimasta sostanzialmente invariata. Un gran coda da concerto Steinway modello D pesa circa 990 kg.

Come il pianoforte produce il suono

Tasti e martelletti: il comando

Ogni tasto è una leva. Premendolo, un martelletto di legno rivestito di feltro si solleva e colpisce una o più corde. Il meccanismo di scappamento di Cristofori fa ricadere il martelletto subito dopo il colpo, così la corda vibra liberamente.

Tocco più deciso = martelletto più veloce = nota più forte. È esattamente ciò che significa “pianoforte”.

Corde: la sorgente che vibra

Le corde d’acciaio vibrano a un’altezza musicale quando vengono colpite. Nel registro medio e acuto ogni nota usa tre corde accordate alla stessa altezza: questo “coro” di tre corde dà un suono più pieno e ricco. Le note gravi usano una o due corde più spesse, rivestite di rame.

Bassi
1–2 corde rivestite
Tenore
2 corde semplici
Acuti
3 corde semplici

Tavola armonica: l’amplificatore naturale

Da sole le corde sono quasi impercettibili. Trasmettono le vibrazioni attraverso un ponticello di legno alla tavola armonica, un grande e sottile pannello di abete sotto le corde. La tavola armonica vibra come il cono di un altoparlante e amplifica enormemente il volume. Senza, il pianoforte sarebbe quasi muto.

Smorzatori: risonanza e silenzio

Quando rilasci un tasto, un cuscinetto di feltro (lo smorzatore) ricade sulla corda, ne ferma la vibrazione e chiude la nota. Premendo il pedale di risonanza tutti gli smorzatori si sollevano e le note risuonano liberamente sovrapponendosi, arricchendo la risonanza della musica.

Il pedale di risonanza è uno degli strumenti più espressivi a disposizione di un pianista.

Accordatura

Diapason standard
440 Hz
La4: il La 440 internazionale
Accordature minime
2×
Di più per i pianoforti nuovi o molto usati
Accordature nel primo anno
3–4×
Nei pianoforti nuovi le corde si allungano molto

Temperamento equabile: tutti i 12 semitoni sono regolati allo stesso modo, così il pianoforte suona corretto in qualsiasi tonalità. Un accordatore professionista usa una chiave d’accordatura e ascolta i “battimenti” (fenomeni di interferenza) per impostare con precisione la tensione di ogni corda.

Concerti e studi di registrazione: i pianoforti da concerto vengono accordati prima di ogni esibizione; quelli degli studi anche più volte a settimana. Un’accordatura corretta richiede un tecnico qualificato: chi non è esperto rischia di rompere le caviglie o di lasciare il pianoforte peggio di prima.

Cura e manutenzione

  • Ambiente stabile

    Punta a circa 20 °C e al 40–45% di umidità relativa. Evita di metterlo vicino a finestre, bocchette d’aria o camini: gli sbalzi improvvisi deformano la tavola armonica e il somiere.

  • Posizione

    Tienilo lontano dalla luce diretta del sole e dalle correnti d’aria. Scegli una parete interna e un pavimento in piano. Con il tempo il sole sbiadisce le finiture e secca il legno.

  • Pulizia dei tasti

    Usa un panno morbido che non lasci pelucchi, leggermente inumidito se serve. Non lasciare mai che l’umidità penetri tra i tasti. Niente solventi né oli sulla superficie dei tasti.

  • Cura del mobile

    Spolvera con un panno in microfibra asciutto. Niente lucidi per mobili né cera: gli accumuli danneggiano la finitura. Tieni il coperchio chiuso quando non suoni, per non far entrare la polvere.

  • Oggetti

    Non appoggiare mai bevande, piante o oggetti pesanti sul pianoforte. I liquidi rovinano la finitura; il peso eccessivo provoca vibrazioni e può danneggiare le parti interne.

  • Assistenza professionale

    Accordalo almeno due volte all’anno. Ogni qualche anno un tecnico dovrebbe controllare la regolazione della meccanica e l’intonazione dei martelletti per mantenere costanti tocco e timbro.

Curiosità

Il nome: “pianoforte”

Pianoforte significa proprio “piano e forte”. Fu chiamato così perché la meccanica a martelletti poteva produrre sia suoni delicati sia suoni potenti. “Piano” è semplicemente la forma abbreviata.

L’estensione più ampia di tutti gli strumenti

Il pianoforte copre un’estensione più ampia di qualsiasi altro strumento: più grave del controfagotto, più acuto dell’ottavino. Tasto più grave: A0 (~27,5 Hz). Più acuto: C8 (~4186 Hz).

88 tasti e un centro sorprendente

I pianoforti standard hanno 88 tasti (52 bianchi, 36 neri). Alcuni pianoforti a coda speciali arrivano a 97 tasti. Il centro fisico della tastiera NON è il Do centrale: cade tra E4 e F4.

Oltre 12.000 parti

Un pianoforte ha oltre 12.000 parti (~10.000 si muovono quando suoni): 230–240 corde, ~10.000 strisce di feltro, centinaia di martelletti, migliaia di viti e perni e un telaio in ghisa che regge 20 tonnellate di tensione.

Strumento a corde E a percussione

Tecnicamente il pianoforte è entrambe le cose: le corde vibrano (cordofono), ma i martelletti di feltro le colpiscono (percussione). È un ibrido unico che sfugge a una classificazione semplice degli strumenti musicali.

I più grandi compositori erano pianisti

Beethoven, Chopin, Liszt, Mozart e Debussy erano prima di tutto pianisti. Tra le icone del jazz ci sono Duke Ellington e Thelonious Monk. Icone del pop: Elton John, Alicia Keys, Billy Joel.

Record del pianoforte

Recital più lungo: oltre 103 ore (Romuald Koperski). Il pianoforte più grande mai costruito: 5,7 m di lunghezza, 1,4 tonnellate (Adrian Mann, Nuova Zelanda). Un gran coda da concerto Steinway modello D pesa circa 990 kg.

Status symbol vittoriano

Nell’Ottocento un pianoforte in salotto era un segno diffuso di successo borghese. Le famiglie si aspettavano che le figlie imparassero a suonarlo come segno di raffinatezza. Ancora oggi resta un simbolo culturale.

In sintesi

In sintesi

Il pianoforte acustico è una meraviglia di ingegneria e di arte. Le sue oltre 10.000 parti mobili rispondono all’istante al tocco di chi suona, rendendo possibile tutto, dai passaggi sussurrati agli accordi fragorosi. Con un’accordatura e una cura regolari, e un pizzico di talento, un pianoforte acustico può regalare decenni di gioia musicale.

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